.   L'associazione culturale "Porza"  

 

 

    Nel frattempo nel 1923 a Porza, comune della periferia di Lugano, nella dimora dei Baroni von Alvensleben, era stata creata un'associazione culturale internazionale denominata "Porza" in omaggio alla località ospitante. Ideatori e propugnatori ne furono tre esponenti del mondo culturale luganese di allora: il pittore e poeta Werner von Alvensleben, il pittore russo Arthur Bryks e il nostro Mario Bernasconi

 

   L'associazione doveva avere lo scopo di offrire ai suoi membri la possibilità di lavorare, di concentrarsi e di creare in ambienti di tranquillità e di pace, lontani da tutte le noie che possono disturbare la riflessione e da ogni stress, in dimore appositamente costruite per loro, le cosiddette "Case di Porza" ("Porzahauser") in mezzo al verde e alla natura ancora incontaminata nelle varie parti d'Europa.

 

   Gli associati privi di mezzi dovevano godere di viaggio e soggiorno quasi gratuiti; quelli che avevano possibilità meno ristrette, potevano vivere nella "Casa di Porza" per circa 4 marchi (Fr. 4.80) al giorno; coloro che invece disponevano di ampi mezzi erano pregati di pagare volontariamente il doppio di questa somma. Un eventuale avanzo sarebbe andato a costituire il Fondo Riserva. La Società non aveva scopo di lucro, ma voleva solo coprire le proprie spese.

 

   Primo a sorgere doveva essere il “Werkhaus Porza” tra boschi di castagni, e vigne. Più tardi, su medesime basi, dovevano essere costruite altre “Case di Porza” in tutti gli stati d’Europa, ed alle stesse condizioni.

 

    I legati per realizzare ovunque case di questo genere dovevano essere  procacciati tramite contributi di società, di privati e di sussidi governativi. Questi lasciti dovevano essere amministrati da una presidenza nominata dalla società “Porza”. L’“Hilfsverein fur junge Kunst” di Berlino era d’accordo di eleggere un curatore per la sicurezza e l’amministrazione dei capitali tedeschi della Associazione. Così essi sarebbero stati in sicure mani.

   Essere membri di” Porza” non costava nulla. Era necessaria solo la raccomandazione da parte di due soci e d’una giuria composta di 5 persone che stavano in carica per soli sei mesi, venendo in seguito sostituiti.

 

    Il preavviso della commissione circa l’ammissione doveva essere trasmesso alla centrale del paese interessato, la quale sola poteva emettere il giudizio definitivo. Fu imposta questa difficoltà per evitare ogni dilettantismo. Qualunque intellettuale poteva far parte della società e non solo pittori, scultori ecc. Il fatto di appartenere ad altre associazioni non era d’ostacolo, perché non rompeva le relazioni esistenti. “Porza” voleva essere solo una libera unione di intellettuali che lavorano a reciproco aiuto senza obbligare nessuno e senza forzare le relazioni.

   Potevano essere membri di “Porza” cittadini di ogni nazione. L’associazione era apolitica non aveva scopi occulti, voleva solo sviluppare le possibilità

creative dei soci in paesi diversi dal proprio per lingue e costumi (per esempio un francese che lavora in Germania e viceversa). E tutto questo per giungere ad uno scambio di pensiero attivo nell' interesse di ogni popolo d’Europa. Così nessuno avrebbe avuto privilegi di sorta, e i governi dei diversi paesi non avrebbero avuto obiezioni nel riconoscere l'associazione e nell’aiutarla.

    Nelle capitali, le sedi centrali dovevano dirigere i gruppi sparsi nelle diverse province o regioni. E tutto l’insieme doveva essere diretto dalla Casa di Berlino, dove dovevano essere decise e discusse le questioni principali proprie  all’associazione, (per esempio costruzione di nuove rappresentanze, amministrazione fondi ecc.)

 

   Le diverse nazionalità dovevano essere rappresentate con medesimi diritti da questa commissione. In ogni singolo paese le “case di Porza” dovevano essere costruite per iniziativa del locale gruppo e con capitale proprio, e questo per evitare a quelli appartati di poter vantare diritti speciali.

   Era pure principio dell’organizzazione di lasciare un certo numero di spazi a disposizione di soci stranieri. Da questo scambio di "intelligenze" dovevano nascere attività ( esposizioni ecc.) ma pure i cosi detti ”Congressi”

(Porza-Tagungen): un paese esporrà ad un altro idee e principi che saranno oggetto di discussione.

   La società “Porza” auspicava che questi congressi promovessero uno scambio diretto tra popolo e popolo. Quindi, per esempio, a Berlino si doveva organizzare una riunione francese, a Parigi una tedesca e cosi via.

 

   La prima di queste manifestazioni è stata un'esposizione che ha avuto luogo dal 10 dicembre 1927 al 15 gennaio 1928, al Grand Hotel am Knie a Berlino.

 

   La seconda “Porza -Tagung” verrà attuata nella sede della società a Berlino dal 25 marzo al 15 aprile nella Reichs – Strasse 99 a Charlottenburg. Vi esporranno una trentina fra pittori, scultori, architetti. E vi si terranno pure interessanti conferenze.

 

   Quest’ultima manifestazione doveva servire da esempio per futuri congressi, nel più vasto campo degli stati d’Europa.

 

   Dai fondi speciali si potevano prelevare i mezzi per le spese di trasporto delle opere d’arte e, per necessità, l’importo del viaggio per i membri meno abbienti.

   Nella “Libera Elvezia” invece si dovevano porre le fondamenta della prima “Casa di Porza”.

 

   La società sperava, per la fine dell’anno 1927, di realizzare costruzioni anche in Germania, Francia, Austria ecc. E si auspicava pure che tutte le organizzazioni con scopi identici si unissero per costituire una vera nuova forza.   La centrale e le direzioni della società dovevano risiedere in grandi centri per evitare un eccessivo isolamento.

 

   La vita intensa della grande città fa anelare un po’ di pace e di tranquillità. E l’Associazione “Porza” è disposta a offrirla.

 

   Il logo o stemma della "Porza" consisteva in un triangolo blu con un centro rotondo in giallo. (il sole nel cielo sereno)